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    L'inflazione più forte della crisi ?
 
 

I prezzi, nonostante tutto. La crisi è forse al suo culmine ma l'Istat dice che l'inflazione a febbraio è rimasta stabile a +1,6% su base annua, con un +0,2% rispetto al mese di gennaio.

Sempre Istat sottolinea che su base annuale gli aumenti più elevati si sono registrati nei capitoli bevande alcoliche e tabacchi (+4,3%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+3,9%) e istruzione (più 3,3 per cento). Variazioni negative si sono verificate nei capitoli comunicazioni (-2%), trasporti (-1,7%) e abbigliamento e calzature (+0,5%).

Si direbbe che si tratti di un segnale di tenuta, ma due associazioni dei consumatori come Adusbef e Federconsumatori avvertono che i dati Istat sono l’ennesimo segnale di una situazione estremamente grave. Perché si registra una forte contrazione dei consumi e del potere di acquisto delle famiglie, c'è un vertiginoso crollo dei costi energetici e delle materie prime, ma i prezzi continuano a salire.

“Ma, quello che ci indigna - sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef - è che ciò accade soprattutto in relazione ai beni di prima necessità, quali pane, pasta, latte, cioè quei prodotti che incidono in misura maggiore proprio sui redditi delle famiglie più in difficoltà”.

Infatti, dicono le due associazioni - se i prezzi di tali prodotti non caleranno, le famiglie italiane, già duramente provate dalla crisi, nel 2009 dovranno sostenere un maggior costo per l’alimentazione di ben 564 euro.

Di ben altro tono il commento di Confesercenti: “Proprio pasta e pane dimostrano che i prezzi stanno rientrando in sentiero più fisiologico: la pasta dopo il picco del 25,6% di agosto 2008 oggi si è collocata al 16,9% con una riduzione di circa 9 punti; il pane che nei cinque mesi centrali del 2008 viaggiava su aumenti attorno al 13% oggi si attesta su un 2,2%. E va considerato che su queste variazioni di prezzo pesano i contratti già stipulati con i fornitori. Ci sembrano quindi fuori luogo i soliti allarmismi che cercano di scaricare sul commercio al dettaglio eventuali responsabilità".
Quanto meno tutti sono d'accordo sul fatto che il rischio più grave resti quello di una crisi che sta logorando redditi e consumi.

Altri fanno però notare che tra i più forti rincari ci sono quelli sui carburanti. Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc fa notare che appena il costo del greggio cresce, subito il prezzo della benzina sale, del 2,4% rispetto allo scorso gennaio. Al contrario, quando il greggio cala, la benzina non scende.

"Circa un mese fa un barile di petrolio costava meno di 40 dollari al barile, ma il prezzo della benzina era inferiore a quello attuale di soli 3 centesimi - spiega Pilrei -. La crisi toglie il pelo ai petrolieri ma non il vizio di speculare sui consumatori e sulle famiglie italiane. Si sta realizzando un "furto" dei possibili risparmi derivanti dal basso costo del greggio, che noi stimiamo in circa 400 euro l'anno, se la situazione dovesse perdurare".

miaeconomia.leonardo.it

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